
Nel mondo industriale, in cui l’ottimizzazione è la parola d’ordine, anche la scelta del lubrificante è una decisione strategica, non solo un semplice acquisto.
La scelta di un lubrificante non adatto può essere pagata cara: secondo recenti stime, infatti, il 70% dei fermi macchina e dei guasti sono causati da una mancata (o errata) lubrificazione.
Per questo motivo, in questo articolo non ci limiteremo a parlare di oli: vogliamo parlarvi di vera e propria ingegneria liquida.
E il cuore di questa ingegneria è l’additivazione, lo scudo protettivo che fa la differenza.
Esistono diversi tipi di additivi, pensati per scopi diversi: tra i più comuni vi è quello EP (Estreme Pressioni), utilizzato all’interno di grassi e oli per ingranaggi.
La funzione dell’additivo EP è chiara: proteggere i componenti da carichi e pressioni elevati. In condizioni normali, di funzionamento idrodinamico, l’additivo EP si trova a uno stato non reattivo. Con l’aumentare dei carichi, o la diminuzione delle velocità relative, il film fluido si assottiglia e le superfici metalliche iniziano a toccarsi sulle creste del materiale. È in questo momento che l’additivo EP si attiva, reagendo per formare un sottile film, che previene microsaldature e usure.
Il limite dell’additivo EP tradizionale
L’additivo EP necessità di un regime dinamico e non riesce a proteggere le superfici in condizioni di attrito limite e nelle basse velocità dell’attrito misto. Pertanto, in presenza di alta pressione, alte temperature e basse velocità, la pellicola protettiva si assottiglia a tal punto che le micro asperità arrivano a toccarsi e a creare micro saldature. Non appena il movimento continua, però, le micro saldature si rompono, generando residui che degradano progressivamente il componente.
In sintesi, il limite dell’additivo EP risiede proprio in questa incapacità di gestire il degrado sulle creste delle superfici metalliche in condizioni limite, causando un’usura del componente.
Proprio per sopportare i carichi più estremi a cui spesso oli e grassi sono sottoposti, Castrol ha sviluppato la gamma Molub-Alloy, che introduce l’additivazione con micro solidi (Bisolfuro di Molibdeno – MoS2).
Come funziona?
Nonostante l’elevata tecnologia, l’additivazione con micro solidi presenta alcune criticità:
Per ovviare ai limiti dei precedenti sistemi, Castrol ha sviluppato la tecnologia MFT-PD-TGOA (Microfluxtrans-Plastic Deformation-Tribol gear oil additive, definiti anche solo PD) che rappresenta l’evoluzione più sofisticata per la protezione delle superfici.
Non si tratta solo di “riempire”, ma di trasformare la superficie:
Grazie a questa tecnologia, il risultato è un componente che rimane ben lubrificato anche se sottoposto a movimenti orizzontali o rotativi, con una riduzione misurabile del coefficiente di attrito e della temperatura operativa. Tale ottimizzazione assicura non solo la prevenzione dei danni da usura, ma innalza significativamente l’efficienza meccanica. È proprio grazie a questo livello di performance che i prodotti Castrol ad elevate prestazioni sono in grado di recuperare fenomeni di micropitting sui componenti meccanici e garantire un consistente risparmio energetico.
La corretta additivazione del lubrificante non è un dettaglio, ma un investimento diretto nella durata dei componenti e nella riduzione dei costi di esercizio. Se la vostra priorità è l’ottimizzazione dei processi e la massima affidabilità, è fondamentale scegliere una tecnologia che superi i limiti dei sistemi convenzionali.
La nostra esperienza è il vostro vantaggio. Da noi troverete professionisti che conoscono a fondo ogni prodotto e sono pronti ad assistervi in tutto il percorso con la garanzia di aiutarvi nella selezione dei lubrificanti più efficaci per le vostre applicazioni.